Nella tradizione occidentale, insegnanti, maestri e precettori hanno sempre avuto autorevolezza e ampia libertà d’azione nel percorso di educazione degli allievi.

L’educazione, infatti, non era indottrinamento ma un processo completo di formazione della Persona.

Educazione viene da “educere” e significa “tirare fuori” ciò che è dentro. Il compito di chi educa, quindi,  dovrebbe essere di comprendere ciò che c’è dentro la Persona e aiutarla nel processo di “portare fuori” ciò che ha dentro.

Oggi ci troviamo di fronte a un eduzione intesa come una somma di dati. Tutto ciò che non è nozionistico viene escluso perché ritenuto superficiale e superfluo, e di questo l’insegnate non se ne deve occupare.

Questo modo ti intendere l’educazione appiattisce drammaticamente altre forme di intelligenza a favore di quella più funzionale a recepire un sapere meramente nozionistico.

Vengono tagliate fuori tutte le altre  intelligenze, come quelle che hanno a che fare con l’immaginazione, con l’arte perché ritenute superficiali e inutili per inserire un futuro adulto nella società della performance.

Ne consegue che tutti i bambini che imparano velocemente a leggere e scrivere siano valorizzati, mentre quelli che portano dentro altri talenti vengono lasciati indietro sentendosi spesso colpevolizzati.

Sono state progressivamente eliminate tutta una serie di discipline considerate poco interessanti come l’educazione artistica, musicale, la narrativa ha sempre meno spazio e pare vogliano far fuori anche le lingue classiche come il latino e il greco (si salvi chi può!).

L’idea di fondo non è aiutare a formare Persone che siano in grado di stare nel mondo grazie a un’adeguata educazione civica, emozionale, sentimentale,  passando per lo studio di materie classiche che stimolino il pensiero critico. Piuttosto, l’intento è di creare persone che abbiano delle nozioni utili, applicabili nel mondo del lavoro.

A questo punto l’insegnate deve trasmettere nozioni e fare in modo che gli alunni migliorino le loro prestazioni.

Questa condizione impoverisce il terreno educativo legando le mani a tutti quelle figure istituzionali che, mosse da una vera vocazione, si sentono rimproverate se escono dal ruolo per cui sono chiamate a intervenire: impartire un sapere pratico.

A questo punto diventa difficile instaurare un rapporto di autorevolezza e di rispetto reciproco tra sapiente e discente- dal momento che ogni rapporto che implichi una parte più squisitamente “umana” viene sanzionato urlando all’ideologia!

Quello che importa, è rispettare il programma e non condurre gli allievi a un percorso di autentica crescita personale.

Ebbene, vorrei dire a chi sente dentro di sè qualcosa di diverso, che non rispetta questa convenzionata normalità-  perchè non possiede abilità applaudite dalla società di oggi, che non significa che non abbia valore. Anzi.

Coltiva quel fiore dentro di te e cerca di farlo sbocciare. Se il mondo vuole essere un prato di margherite, abbi il coraggio di essere tulipano.