Le biografie di Van Gogh riferiscono che il pittore prima di uccidersi scrisse un biglietto con queste parole: “La tristezza durerà per sempre”. Difficile risalire ai primi esordi della sua tristezza, di certo, egli confessava a se stesso, nel momento di consegnarsi alla morte- quell’emozione contraria alla gioia e alla felicità che ogni essere vivente conosce.

Un altro tassello per comporre il mosaico della tristezza è riposto nell’attualità. Mi riferisco alla nostra epoca, basata su una continua e assordante comunicazione, tormentata dalla frenesia degli spostamenti di uomini e merci. Raggiungiamo per lavoro e per diletto terre e città lontane, che sulla scia del global, stanno diventando per architettura e cibo sempre più uguali.

Già in tempi meno sospetti, Seneca aveva biasimato l’angoscia che poteva derivare dal viaggiare; celebre la sua frase contenuta in Lettere a Lucilio: “Chi è dappertutto non è in nessun luogo”.  E’ un pensiero comune che la lontananza dal luogo in cui si vive possa arrecare benefici all’animo. Questo perchè siamo convinti che i motivi delle nostre insoddisfazioni provengano dall’esterno, e dunque riteniamo che cambiando luoghi e persone senz’altro muterà anche la nostra condizione interiore. Niente di più sbagliato. I nostri difetti ci seguono, dovunque andiamo. Le cose che ci rendono tristi sono radicate nel nostro animo: a che serve cambiare posto e vedere persone nuove se non curiamo prima i nostri mali?

“Triste” oggi è anche il tempo che è scandito dal consumo degli oggetti, dai momenti di apparizioni di una moda. Un modello di cellulare dura al massimo un anno, lo stesso si potrebbe dire per l’industria della moda che sancisce il lecito dell’estetica ad ogni nuova collezione. Un libro è considerato bello se supera la stagione di vendita, se è stato pubblicato da un colosso dell’editoria… in balia della dittatura dell’audience e della pubblicità. È lo specchio di una triste antropologia: un’estetica triste che non tollera più la bellezza e la riflessione.

Facile esser tristi quando tutto è così labile, difficilissimo non esserlo, poiché la felicità sparisce appena è desiderata, arriva inattesa come un ospite volatile e latitante. In fondo, gli autunni e gli inverni vengono per farci pagare le primavere e le estati…

Per il resto esistono gli spicologi.