Abbiamo bisogno di Maestri oggi quando abbiamo a disposizione opinionisti, influencer, blogger, counselor e coach di ogni tipo? Questi personaggi sono sponsor pronti a guidarci negli acquisti nell’ottica di dare una direzione al nostro modo di vivere e pensare dandoci l’illusione di trovare la tanto agognata felicità. Del resto l’era dei social offre a ciascun la possibilità di un selfie per eleggersi a maestri di se stessi in una forma di auto acclamazione. Basta fare un giro nella rete per cogliere qua e là slogan e citazioni come a volersi elevare a maestri di vita.

Sembra dispersa oggi la figura del Maestro, eppure un tempo esisteva una riferimento in carne ed ossa – decisamente fuori moda dal momento che la maggior parte delle relazioni, persino quelle legate all’educazione e all’istruzione si svolge sempre più davanti ad uno schermo. Questa figura – ormai mitologica- del Maestro è uno di quei riferimenti che ci fa da guida, docente, precettore, esperto da dove ancora la vera sapienza si può attingere anche da una prossimità fisica, reale.

Un maestro è un po’ come il capitano di una nave, una guida alpina, colui che ha l’autorità e la capacità di indicarci una via… E ce la indica dall’alto perché egli possiede qualcosa in più. Egli possiede la conoscenza, la competenza, l’esperienza e anche l’autorità che è ben diverso dall’ essere dei despoti. Non sono da considerarsi maestri infatti, i profeti, coloro che salgono in cattedra per persuadere, perché un maestro non è il capo, non indottrina, anzi, è particolarmente attento alla pluralità dei punti di vista. La relazione docente-discente non è mai un luogo di oppressione ma di liberazione. È una libertà che si può indurre solo se si insegna in maniera proficua e appassionata, suggerendo la via del bene pubblico e privato – Se non altro allontanando dalla via della perdizione del non sapere chi si è. Il maestro insegna a pensare, non cosa pensare. Ci aiuta a comprendere con spirito critico e quindi a giudicare e a prendere delle decisioni in maniera autonoma.

Invece oggi che ci resta? Sono finiti i tempi dei riferimenti che forgiano le intelligenze dei futuri cittadini. A maggior ragione se si vorrà togliere lo studio del greco ed il latino dalle scuole e perchè no, anche storia dell’arte – che in questi tempi di consumo torna poco utile. Che dire allora? Meglio un corso di laurea triennale in influencer?

Io credo che proprio in un momento di spaesamento, di solitudine nella moltitudine, di mancanza di significati profondi come questo che si accusa forte l’assenza di modelli che stimolino il pensiero. E’ un pensiero che a differenza di quello suggerito da sedicenti guru alla moda non impone verità, tuttalpiù ci invoglia a cercarla.

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Volevo solo avere tanti like – La paura di essere diversi