Se c’è una un’attività instancabile e inesauribile votata alla ricerca dell’identità – qualsiasi cosa significhi, la pittura è una di queste. Forse sarà anche perché il pittore in questione è Lucian, nipote diretto del più famoso Freud che, forse influenzato dal celebre nonno,  ha dedicato la sua vita all’analisi del sè su tela. Questo pittore infatti ha dipinto in maniera ossessiva il suo corpo e il suo volto fino al disfacimento come a simbolo di qualcosa di fragile, effimero: L’identità appunto.

Identità intesa come gioco di specchi, come filtrata dagli sguardi degli altri. Quanto pesa, allora, definirci dagli sguardi degli altri? Nel tentativo di catturare l’essenza di una persona, svincolata dal giudizio degli altri, Freud cominciò a dipingere corpi nudi come presupposto di verità oggettiva. Sorge spontaneo chiedersi se sia possibile estrapolare un oggettività presunta dal corpo nudo sulla vera essenza di un uomo. L’interrogativo poteva essere svelato al compito finale di una scuola di pittura dove era solito chiedere agli allievi di dipingere loro stessi nudi.

Esercizio di coraggio e coerenza con la propria intimità non ancora usurpata dallo sguardo dell’altro o di un se stesso imparziale. Tentativo di oggettivazione della soggettività accessibile solo a chi volesse fare i conti con la verità estetica, spesso brutale – di un corpo imperfetto. Nell’epoca dei selfie e dei filtri, la body-modification, i filler preventivi, della chirurgia estetica, di photoshop, quanto onesti, veritieri sappiamo essere con noi stessi?

I ritratti di Freud sono spietati, di una spiazzante verità che ci obbliga a metterci di fronte con noi stessi, nella nostra nudità, appunto. Scopriremmo, forse, di non essere quasi mai all’altezza di quello che vorremmo essere, di ciò che ci sforziamo di essere. Di ciò che non siamo, quello che credevamo di essere e ci eravamo convinti di essere. Il primo passo, questo – per provare a diventare davvero ciò che ci illudiamo di essere già. Un atto di coraggio e di umiltà nei confronti di noi stessi. Cosa aspettate, quindi, a guardarvi dentro?