Vi siete mai fermati a riflettere sulla vita di una pianta? Sembra una cosa scontata e di poca importanza ma anche le piante nascono, crescono, si sviluppano, devono affrontare nemici e intemperie e la loro esistenza non è sempre tranquilla come potrebbe apparire. Proprio da questa affinità con le nostra vita, è possibile trarre preziosi consigli e suggerimenti per affrontare meglio il proprio percorso. Il mondo botanico ci insegna che ci vuole pazienza, costanza e perseveranza nel far nascere o rinascere una pianta. Che le cose, le persone, i sentimenti finiscono, muoiono, si deteriorano irrimediabilmente e bisogna saperlo accettare: non finisce tutto. Che se dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior. Ebbene sì, per le piante il concime e linfa vitale, per la nostra di vita – in senso figurato è qualcosa che, pur sembrando spiacevole e fastidioso, può metterci nelle condizioni di migliorarci e di essere più forti.

Prendersi cura di un giardino significa amare il terreno, estirpare le erbacce, togliere le pietre, seminare, eliminare i parassiti, annaffiare, sapere dove potare e sopratutto fare attenzione al clima. Le piante sono più forti di ogni tentativo di sopraffarle, e silenziosamente ma inesorabilmente, avanzano per il richiamo alla vita. E lo fanno con la pazienza di saper aspettare il ciclo delle stagioni, consapevoli che la primavera è solo una questione di attesa. I giardini offrono uno spazio mentale protetto e silenzioso dove possiamo ascoltare i nostri pensieri e conoscerci meglio. Credo infatti che ogni terapeuta dovrebbe avere un giardino perché il suo mestiere assomiglia a quello del giardiniere: ci vuole pazienza, speranza e amore per la varietà. Per non parlare del fatto che ogni giardino ha le sue peculiarità.

Curare un giardino aiuta a comprendere le interazioni tra gli elementi: il suolo, la temperatura, la mutevolezza delle piante e soprattutto delle stagioni. Aiuta ad aspettare il tempo necessario al seme per iniziare a germogliare, a emettere quei primi filamenti delicatissimi che si trasformeranno in radici sempre più solide. Insegna la speranza, la fiducia, l’attesa nel divenire e accettazione del frutto che verrà. Avere a che fare con le piante è un’interazione che ha molto da insegnarci: la cura di un giardino parla di noi, delle rotture, dell’appassire, del ricomporsi delle parti, della sete e della fertilizzazione. Il giardino è una metafora continua e partecipata: dare acqua alle pianticelle, osservarle, potarle, estirparle, “aspettarle” e così via. Come sosteneva qualcuno, dovremmo imparare dalla primavera il rispetto dei tempi, la sua capacità di non forzare, di non mettere fretta, quel suo silenzioso attendere che ognuno fiorisca a modo suo.

Il botanico Stefano Mancuso, dai risultati delle sue ricerche ha scoperto e ha dimostrato, – che le piante sono addirittura intelligenti. Il ricercatore sostiene che siamo culturalmente abituati a mettere l’uomo al centro di tutto senza considerare gli altri esseri viventi. Trascuriamo le piante, che invece sono l’85% della biomassa della Terra. E non capiamo che, con la loro organizzazione diffusa e il loro spirito cooperativo e di grande adattabilità, ci possono dire molto di come stare al mondo. Spessissimo mi capita di usare il giardino come metafora, dove l’uomo è pianta, e ancor prima seme, senza sapere quale fiore in potenza essere e se mai sboccerà. Bisogna conoscere il terreno, renderlo fertile, saper aspettare le stagioni migliori, credere nel rinnovamento.

La psicoterapia, così come l’ipnosi hanno un rapporto stretto con le metafore. Spesso paziente e terapeuta si incontrano nel costruire espressioni o trovare immagini che, per somiglianza o differenza, rimandano ai vissuti affettivi, ai ricordi, alle sensazioni e così via. L’elaborazione di esperienze, per esempio, avviene anche grazie a metafore che i pazienti riescono a esprimere parlando delle proprie percezioni somatiche, delle immagini mentali, dei propri pensieri. Purtroppo oggi con il tempo che stiamo vivendo tutto fa pensare di essere più su un “campo minato” che su “un campo di fiori“. Valutando l’impatto psicologico di ciò che stiamo vivendo, sembra portarci all’uso di metafore belliche che aprono un orizzonte di morte e distruzione. In questi giorni difficili la narrazione dominante richiama soprattuto ad un contenuto di immagini belliche, ma anche di paura portata all’estremo.

E nel frattempo nelle stanze della psicoterapia emergono metafore Altre che ci possono aiutare a esplorare i significati psicologici dell’esperienza attuale. Sono tante le metafore da cui ripartire, a cominciare da questa più verde, che possono dar voce a una narrazione differente e più consona alla natura umana. In un momento come questo, prestare orecchio a suoni di metafore più dolci può restituirci la complessità di quello che siamo. Il giardino come chiave d’accesso alla Psiche, come luogo di tranquillità, di contemplazione, di rilassamento con la sua ricchezza di metafore, è in grado di facilitare la discesa dentro noi stessi e l’apertura verso la nostra più autentica natura.

Aveva ragione il celebre Architetto Veneziano Carlo Scarpa quando diceva:

“Se vuoi  essere felice per un’ora, ubriacati.

Se vuoi essere felice per tre giorni, sposati.

Se vuoi essere felice per una settimana,

uccidi un maiale e dai un banchetto.

Se vuoi essere felice per tutta la vita,

fatti un giardino”.

Guardiamo ancora al bello.